Ormai siamo abituati a vederli cambiare ogni giorno, anzi ogni mattina ci divertiamo a scoprire cosa è stato riservato proprio per quel giorno e magari se sono animati ci migliorano pure l’umore…

Di cosa stiamo parlando? Dei Doodle di Google!

Originariamente la parola Doodle voleva dire “babbeo, “sciocco” e derivava probabilmente dal tedesco “dudel” o “dödel”. Era il nomignolo che le truppe britanniche solevano affibbiare agli Yankee (i futuri americani) nel 1700.

All’inizio del Novecento la parola “Doodle”, probabilmente anche per la sua somiglianza con la parola “dawdle” (perder tempo), finì con l’assumere il significato attuale, ovvero quello di scarabocchio.

Ed è proprio quello “scarabocchio” perfettamente in assonanza con “Google” che ha finito per diventare il logo mutevole e interattivo che oggi siamo abituati a conoscere.

Tutto nasce nel 1998 quando i fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, dovendo presenziare al festival del Burning Man in Nevada, iniziarono a giocherellare con il logo disegnando un omino stilizzato attorno alla seconda “o” della parola Google. Con questo schizzo i due intendevano comunicare che sarebbero stati assenti qualora il sito fosse andato in crash.

Da questa semplice trovata nasce l’idea di decorare il logo aziendale per celebrare eventi significativi.

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Due anni dopo, nel 2000, fu affidato al webmaster Dennis Hwang, che a quei tempi era solo uno stagista, il compito di realizzare un Doodle per commemorare il giorno della presa della Bastiglia. Quel Doodle fu così apprezzato che i Doodle divennero una presenza sempre più regolare sulla home page di Google.

Da allora la creazione dei Doodle è diventata un lavoro di squadra, che vanta un folto team di ingegneri e illustratori.

Ad oggi più di 2000 Doodle sono stati realizzati per ricordare, commemorare eventi e anniversari.

Se volete proporre voi un nuovo Doodle, il team preposto, felice di raccogliere idee dai suoi utenti, ha indicato il seguente indirizzo email: proposals@Google.com per ricevere nuove proposte.

Chissà che il prossimo non sia proprio il vostro!

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