Mentre frequentavo psicologia all’università, sentivo l’esigenza di “mettere le mani in pasta” ed iniziai quindi a lavorare come educatrice. Attualmente continuo ad operare in ambito educativo (ormai ci ho preso parecchio gusto!), lavoro come psicologa e non ho smesso di studiare e di formarmi (non so se potrò mai smettere), infatti ho appena concluso il terzo e penultimo anno della scuola di specializzazione in psicoterapia.

Nome: Cecilia Vittoria

Lavoro: Psicologa clinica (quasi Psicoterapeuta) e Educatrice

Fissa del momento: il Cammino di Santiago

Telefono in tasca: HTC one mini 2

Computer sulla scrivania: non ho una scrivania, ma se l’avessi ci metterei il mio MacBook Air 13’

Il tuo lavoro in 3 parole: ascolto, empatia, divertimento

Di che app/programmi/tool non puoi fare a meno?

Per il mio lavoro non è richiesto che io sappia usare app o programmi, a parte Word, che, pur nella sua semplicità, è il programma che uso di più. Nella vita privata, non essendo quasi mai davanti a un computer, uso molto le app per cellulare dei social (Facebook, Instagram, Twitter), ma anche Wunderlist, che è il massimo per chi come me ha la fissa delle liste di cose da fare. Ultimamente ho scoperto Pocket per raccogliere e condividere gli articoli interessanti che trovo qua e là sul web. E poi mi piace correre e non posso fare a meno di Zombies! Run, per allenarmi senza annoiarmi!

Com’è organizzata la tua scrivania?

Non ho una scrivania e forse questa è una delle cose che amo di più del mio lavoro. Penso che potrei morire dentro se dovessi fare un lavoro sedentario, davanti al monitor di un computer o anche solo dietro ad un tavolo. Anzi, a volte mi vedo costretta a scrivere relazioni o progetti e quando lo faccio (malvolentieri) non riesco quasi mai a stare seduta ad un tavolo, preferendo le più contorte posizioni sul divano, che cambio nonappena la mia schiena mi suggerisce di averne abbastanza (cioè ogni quarto d’ora circa).

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro?

Lo strumento principale del mio lavoro…sono io! E non si tratta di egocentrismo, ma del fatto che per lavorare devo proprio mettermi in gioco come persona, con tutto il mio bagaglio di pregi, difetti, conoscenze, insicurezze e chi più ne ha più ne metta. Forse lo strumento principale di lavoro in effetti è il mio “io-in relazione”, cioè come sono io nel rapporto con l’Altro. Ed il bello è che in ogni istante si cambia e allo stesso modo in ogni relazione si cambia, si cresce, ci si arricchisce nello scambio. Un altro strumento molto importante è la parola. Sì, perché le relazioni si giocano molto a livello preverbale, attraverso gli atteggiamenti, il linguaggio del corpo, la comunicazione non verbale…ma la parola giusta al momento giusto può fare la differenza in una relazione terapeutica così come in una relazione educativa.

Come organizzi le tue attività? Che metodo usi per segnarti le cose da fare?

Fin dai tempi del liceo vengo derisa perché segno le cose più importanti sul dorso della mano sinistra. Sì, sul dorso e non sul palmo, almeno se sudo non si scioglie e se tocco qualcosa non lascio tracce. Sul dorso, precisamente tra il polso e l’“attaccatura” del pollice. Altre cose da ricordare, ma che non sono questioni di vita o di morte, le segno sul cellulare, su Wunderlist o nel blocco note, oppure come promemoria con tanto di allarme. Ovviamente non disdegno neppure foglietti volanti, insomma il classico carta e penna. Ma poi, come faccio a ricordarmi dove ho segnato quella tal cosa? Mistero della fede. E tanta memoria fotografica! Ah e poi ho ovviamente un’agenda Quo Vadis, stesso formato e dimensione da anni (ogni anno ci provo, ma non riesco proprio a cambiare), per segnare gli appuntamenti con i pazienti, gli orari dei turni di lavoro e che mi serve per avere il colpo d’occhio delle zone libere in cui incastrare le ore di sonno o i miei passatempi. Ça va sans dire, ogni attività lavorativa, così come il tempo libero, ha il suo colore d’elezione, sempre per la faccenda del colpo d’occhio.

Metodo preferito per prendere appunti?

Carta e penna quando sono ai seminari o ai convegni, ma anche durante i colloqui coi pazienti. Penna rigorosamente blu, preferibilmente Bic Cristal e pennarellino evidenziatore azzurro della Stabilo per sottolineare e ripassare le parole più importanti. E non si dica che sono ossessiva! Invece se sono di corsa e devo prendere appunti al volo va bene una qualsiasi delle cose citate in precedenza (Wunderlist, foglietti vari, blocco note del cellulare, dorso della mano…).

A parte telefono e computer di che gadget non puoi fare a meno?

Non so per quale motivo giro sempre con un libro in borsa, ovviamente non ho mai tempo di leggere mentre lavoro, ma “metti che non so cosa fare”…

C’è un gadget a cui sei rimasto terribilmente affezionato?

Ho il brutto vizio di affezionarmi a tutto, anche agli oggetti, sarà per questo che non riesco a buttare nulla e quando lo faccio è con uno sforzo immane. Se c’è una cosa di cui non potrò mai sbarazzarmi è il Nokia 3310 che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza. Cellulare indistruttibile, nemmeno una caduta in mare l’ha fermato. E ci sono ancora memorizzati tutti i messaggi, i loghi e gli screensaver scaricati da internet…tutto rigorosamente in bianco e nero.

Ti piace ascoltare musica mentre lavori? Che genere di musica ascolti?

Non sempre posso, e non sempre posso scegliere. In seduta con i pazienti non utilizzo la musica, anche se ogni tanto sono loro a farmi ascoltare ciò che preferiscono. E quando vesto i panni dell’educatrice sono i miei ragazzi che scelgono e quindi si ascolta Radio Italia tutto il giorno. Fortunatamente sono abbastanza onnivora in fatto di musica, con una predilezione per il rock, ma di fatto ascolto qualsiasi cosa, soprattutto tendo ad associare la musica ai momenti, agli stati d’animo e alle situazioni ed è lì la fregatura, potrebbe quasi per assurdo piacermi (si notino tutti i condizionali del caso) una canzone di Gigi D’Alessio.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho il vizio di leggere più libri contemporaneamente, vado un po’ in base al mood del momento, comunque li completo tutti, anche quando non mi piacciono e faccio molta fatica. Al momento ho in attivo una serie di articoli e un paio di libri di psicoterapia; amo molto i romanzi, i fumetti e i testi teatrali, attualmente sono al secondo libro della saga fantasy “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. Martin e a metà di “American Gods” di Neil Gaiman, ma ho iniziato anche “Lo strano caso di Harry Quebert”. Ora che ci penso, forse ho troppa carne al fuoco. E non manca mai il buon vecchio “Topolino”, settimanale a cui sono abbonata.

Cosa pensi, o almeno credi, di sapere fare bene nel tuo lavoro?

Penso di essere abbastanza affidabile e organizzata. Ho molto intuito, cosa che mi aiuta a prevedere come si svilupperanno determinate situazioni. Sono fortemente empatica, con certe persone si crea un legame così forte che le parole non servono. Questo mi aiuta a lavorare con loro, a capire ciò che provano a livello profondo e spesso è un’arma a doppio taglio perché vivo le loro sofferenze come fossero mie, ma quando tutto va per il meglio la gioia è centuplicata. Lavorare con le persone è una gran fatica, ma dà delle soddisfazioni impagabili.

E nella vita di tutti i giorni in cosa sei il migliore?

Sono una persona che ha molta, molta, molta pazienza e sono una buona mediatrice nei conflitti. E poi credo di essere una valida organizzatrice, la mia ossessività almeno serve a qualcosa ogni tanto. Non ho paura di mettermi in gioco e di rimboccarmi le maniche, la fatica non mi spaventa, anzi!

Se non facessi questo lavoro cosa credi staresti facendo? E cosa ti piacerebbe invece fare?

Non lo so, non mi è mai venuto in mente di poter fare un altro lavoro, se non da piccola, quando progettavo di fare la scienziata, l’astronoma o l’archeologa. Probabilmente se volessi fare qualcos’altro lo farei: anche se sono abitudinaria nella vita, di solito i cambiamenti non mi spaventano e se mi accorgo che una cosa non va più bene per me, semplicemente intraprendo un’altra strada. L’unica cosa che non ho ancora avuto il coraggio di fare è mollare tutto e andare in missione in Africa, ma il pallino ce l’ho…evidentemente per ora non è il momento.