Perché abbiamo separato lo sviluppo dal resto: nasce Merge

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Per anni abbiamo risposto alla stessa domanda in due modi diversi, e non ce ne siamo accorti subito.

Chi ci cercava per un sito voleva parlare di immagine, di contenuti, di come si presenta un’azienda. Chi ci cercava perché il gestionale non parlava con l’e-commerce voleva parlare di tracciati, di codifiche articolo, di cosa succede quando un ordine entra in due posti diversi con due numeri diversi. Stessa agenzia, due conversazioni che non si somigliavano.

Per un po’ abbiamo tenuto tutto sotto un’unica insegna. Poi è diventato un problema pratico: chi aveva bisogno della seconda cosa non ci trovava, perché non stavamo raccontando di saperla fare. Da qui Merge, il nome con cui esce da oggi il nostro lavoro di sviluppo.

Cosa ci chiedevano davvero

Guardando indietro ai progetti degli ultimi anni, tre richieste tornavano quasi identiche.

La prima: far parlare sistemi che non si parlano. Un gestionale che gira da dieci anni, un e-commerce nuovo, un magazzino esterno, un portale clienti. Ognuno con la sua idea di cosa sia un articolo e di quando un ordine è confermato. Il lavoro non è sostituirli — è costruire lo strato che sta in mezzo e traduce, senza che nessuno dei due debba cambiare. È quello che chiamiamo integrazione di sistemi.

La seconda: mettere un’interfaccia usabile sopra un gestionale che funziona ma è scomodo. L’ERP tiene i dati giusti, però inserire un ordine richiede undici schermate e un corso di formazione. Serve una web app che si affianca al gestionale e fa una cosa sola, bene: inserimento ordini con la griglia taglie e colori, listini e condizioni per cliente, un portale per i clienti finali. I dati restano dove sono.

La terza: capire cosa sta succedendo. Numeri sparsi su quattro sistemi che non tornano mai, e nessuno che sappia dire quale sia quello buono. Qui il lavoro è consolidare i dati in un modello unico e leggibile, prima ancora di parlare di grafici.

Nessuna delle tre è un progetto “da sito”. Tutte e tre richiedono di entrare nei processi di un’azienda e capirli prima di scrivere una riga.

Dove siamo diventati specialisti senza deciderlo

Il settore che conosciamo meglio è il fashion B2B wholesale, e non è stata una scelta strategica: è successo perché i primi progetti di questo tipo sono andati bene e ne sono arrivati altri.

Il wholesale della moda ha una caratteristica che lo rende poco adatto ai prodotti standard: il processo cambia da azienda ad azienda, e cambia per ragioni che hanno senso. Le campagne vendita aprono e chiudono con logiche proprie. I riassortimenti seguono regole di disponibilità che dipendono da come è organizzata la produzione. La griglia taglie e colori non è una tabella, è il modo in cui i commerciali ragionano. Chi prova a far entrare tutto questo in una piattaforma pensata altrove finisce per cambiare il processo invece del software.

Due esempi concreti. Un ecosistema wholesale per un marchio luxury che seguiamo dal 2019: ordini, riassortimenti, cataloghi e media, cresciuto per moduli successivi man mano che l’azienda cambiava. E una piattaforma wholesale per lo sportswear, dove il nodo era tenere allineate le disponibilità tra la campagna vendita e l’ERP senza doppie verifiche manuali.

In entrambi i casi il software si è adattato al processo. Non il contrario.

Il pezzo noioso che fa la differenza: gli ERP

Quando si dice “ci integriamo con il gestionale” si dice poco, perché ogni gestionale si integra in modo diverso — e la differenza non è tecnica, è organizzativa.

Con SAP Business One, per esempio, l’ordine non viene scritto da noi dentro l’ERP: sta su una nostra API, e un processo interno a SAP lo importa quando serve. Nessun nostro codice tocca il gestionale. È una scelta che fa dormire meglio il responsabile IT del cliente, ed è spesso la condizione per cui il progetto parte.

Con Oracle NetSuite funziona al contrario: le scritture escono verso l’ERP attraverso le sue API REST, e la lettura passa da SuiteAnalytics Connect. Direzione opposta, stesso obiettivo.

Con Microsoft Dynamics la strada dipende molto da come è stato configurato l’ambiente, che nelle installazioni reali varia parecchio.

Sono dettagli aridi, ma sono quelli che decidono se un’integrazione regge per anni o va rifatta ogni volta che qualcuno aggiorna qualcosa.

Cosa cambia per chi già lavora con noi

Niente.

Stessa società, stesse persone, stessa sede in Via Villa Mirabello. Merge non è un’azienda nuova né uno spin-off: è il nome sotto cui raccogliamo il lavoro di sviluppo, perché chi lo cerca possa trovarlo. I progetti in corso proseguono con gli stessi referenti, e chi ci ha sempre chiamati Beecreative può continuare a farlo.

Se volete sapere come lavoriamo — quanto ascoltiamo prima di preventivare, cosa mappiamo prima di sviluppare, cosa succede dopo il go-live — è raccontato nella pagina chi siamo.

Se volete vedere invece che leggere

Abbiamo pubblicato sei case history con requisiti di partenza, scelte tecniche e risultati: wholesale luxury, sportswear, portale B2B farmaceutico, catalogo retail, data warehouse, gestionale sportivo. Sono per settore e senza nomi, perché non tutti i clienti vogliono comparire, ma i progetti sono reali e le scelte raccontate sono quelle che abbiamo fatto davvero.

Se avete un processo che oggi tenete insieme a mano e vi sembra che non debba essere così, scriveteci. La prima conversazione serve a capire se il problema è di software — a volte non lo è, e ve lo diciamo.